
Nel cuore del borgo di Montone, nell’area di Castel Vecchio, sulla sommità di uno dei due colli che compongono l’abitato, sorge la chiesa di San Francesco con l’annesso convento. L’edificio domina la piazza principale e si colloca in prossimità delle antiche mura cittadine.
La storia del complesso è in parte avvolta dall’incertezza a causa della perdita dell’archivio conventuale, distrutto da un incendio alla fine del Settecento che danneggiò gravemente anche la struttura e le decorazioni interne. Sulla base dei pochi documenti superstiti, si ritiene che i francescani si siano insediati a partire dal 1308, in un’area già occupata da un più antico insediamento benedettino dedicato a Sant’Ubaldo.
Tra il XV e il XVII secolo il complesso subì importanti ampliamenti, grazie all’impegno dei frati e ai lasciti della comunità locale, assumendo l’aspetto attuale con l’aggiunta del portico del chiostro e del convento. Con l’unità d’Italia e la soppressione degli ordini religiosi, la chiesa e il convento divennero proprietà dello Stato. Dopo i restauri del Novecento, dal 1995 ospitano il Museo Comunale.
Architettura e decorazione
La chiesa è edificata secondo l’architettura tipica degli ordini mendicanti: unica navata, abside poligonale, copertura a capriate ed esposizione verso Occidente. Internamente si presenta come un insieme di lacerti di affreschi che fanno supporre ad una completa decorazione parietale, purtroppo perduta. È possibile, comunque, stabilire che le decorazioni affrescate siano state realizzate a partire dalla seconda metà del 1300 alla prima metà del 1600 circa. L’ambito artistico di riferimento è principalmente quello umbro-perugino.

La committenza dei Fortebracci
Di particolare rilievo storico e artistico è il legame con la famiglia Fortebracci, protagonista della vita politica e culturale del borgo nel Quattrocento. A loro si devono alcune delle più importanti committenze ancora visibili all’interno della chiesa. Tra queste spicca il ciclo di affreschi dell’abside, realizzato tra il 1422 e il 1423 da Antonio Alberti da Ferrara, uno dei maggiori interpreti del Gotico Internazionale in Umbria.
Su commissione di Braccio Fortebracci, l’artista raffigurò il Giudizio Universale nel sottarco, con Cristo Giudice al centro, e le Storie della vita di San Francesco sulle pareti sottostanti. Nelle vele dell’abside, accanto ai quattro Evangelisti e a Cristo Risorto, compare lo stemma dei Fortebracci – un ariete nero tra due ghepardi dorati – collocato sopra la bifora come segno distintivo del potente committente.

Gli altari laterali
Il primo altare laterale fu eretto nel 1476 da Carlo Fortebracci, figlio di Braccio, come ex voto a Sant’Antonio da Padova per la nascita di un erede. La qualità della struttura scultorea e la presenza degli stemmi dei committenti ne fanno uno degli elementi di maggior pregio della chiesa. La decorazione pittorica fu completata nel 1491 da Bartolomeo Caporali, autore dell’affresco con Sant’Antonio da Padova in mandorla di cherubini, affiancato da San Giovanni Battista, l’Arcangelo Raffaele e Tobiolo.
Il secondo altare, realizzato nel XV secolo dai frati francescani e dedicato alla Vergine, custodiva originariamente il gonfalone processionale dipinto da Bartolomeo Caporali nel 1482. L’edicola, tipica del Rinascimento umbro e riconducibile all’ambito di Agostino di Duccio, ospitava la celebre Madonna della Misericordia, oggi conservata nella Pinacoteca Comunale.

Affreschi e arredi
Ai lati dell’abside poligonale si conservano due edicole affrescate di scuola umbra, databili al XV secolo, riemerse solo dopo i recenti restauri. La prima richiama un evento storico legato all’elezione di Sisto IV della Rovere, evocata dai rami di quercia intrecciati dietro il trono della Vergine.
La seconda fu commissionata da Giobbe di Bencivenni Fortebracci e accoglie la sepoltura del figlio Albertus, ricordato da un’epigrafe. La frammentarietà degli affreschi e le numerose sovrapposizioni rendono complessa una lettura unitaria del ciclo pittorico; tuttavia, le fonti attestano la presenza di grandi maestri del Rinascimento umbro, come Berto di Giovanni e Luca Signorelli, le cui opere furono successivamente disperse a causa delle requisizioni francesi e la soppressione post-unitaria degli enti religiosi. Accanto alla decorazione parietale, la chiesa conserva preziosi arredi lignei: il coro nell’abside e il banco dei magistrati (XV-XVI secolo), il pulpito seicentesco e il monumentale portone in noce e pioppo, realizzato nel 1519 da Antonio Bencivenni da Mercatello.

