
Dal 1995 il Museo San Francesco, ospitato nell’ex convento francescano, rappresenta uno dei fulcri culturali del borgo di Montone. Le sue raccolte custodiscono un importante patrimonio di opere d’arte sacra e devozionale, in gran parte provenienti da edifici religiosi e civili del territorio e in particolare dall’annessa Chiesa di San Francesco, cuore spirituale e artistico della comunità.
Il nuovo percorso espositivo presenta le opere più significative in un excursus cronologico che va dall’epoca romana fino al XVII secolo. Le opere selezionate, tra dipinti, sculture e arredi liturgici, restituiscono un’immagine viva e stratificata della storia culturale di Montone, rivelando la ricchezza delle sue committenze, la devozione popolare e il dialogo costante con le principali tendenze artistiche umbre. Il percorso si apre cronologicamente con la sezione archeologica che presenta i resti di una villa romana del II secolo d.C., rinvenuti nei pressi della località di Santa Maria di Sette.
Le evidenze archeologiche raccolte comprendono numerosi frammenti di tegole e coppi, utilizzati per la copertura dei tetti, pezzi di dolia (grandi contenitori per la conservazione), anfore da trasporto, frammenti di ceramica nera, una raffinata moneta d’argento oltre a tessere di mosaico in marmo nero, segno di una certa ricercatezza estetica.
Gruppo della deposizione dalla Croce
Il gruppo scultoreo in legno di pioppo policromo, databile tra il 1260 e il 1270, è una delle opere più significative della collezione. Realizzato nell’Italia centrale nel XIII secolo, raffigura Cristo deposto dalla croce insieme alla Vergine, a San Giovanni Evangelista e a Giuseppe d’Arimatea. In passato era considerato una Crocifissione, ma i restauri recenti ne hanno chiarito la corretta interpretazione. Proveniente dalla Pieve di San Gregorio fuori le mura di Montone, era collocato sull’altare maggiore, custodito in un armadio con sportelli dorati. L’opera aveva una funzione liturgica: accentuava in modo drammatico le rappresentazioni della Passione durante le celebrazioni, in particolare nel Venerdì Santo.

Madonna della Misericordia
Il gonfalone, dipinto da Bartolomeo Caporali, è un esempio di arte devozionale umbra del Quattrocento, realizzato per invocare protezione contro pestilenze e calamità. La Vergine protegge Montone sotto il suo manto dalle frecce divine, affiancata dai santi patroni Giovanni Battista, Gregorio Magno, Biagio, Nicola, Sebastiano e dai santi francescani Francesco, Antonio e Bernardino. Sotto il manto, il popolo prega diviso per genere secondo l’uso liturgico. In basso è raffigurata una veduta del borgo con la Chiesa di San Francesco e la Rocca di Braccio, fatta costruire da Braccio Fortebraccio e poi demolita per volontà di Papa Sisto IV. L’opera era originariamente collocata su un altare della famiglia Fortebracci nella chiesa di San Francesco e fu impreziosita tra il XVII e il XVIII secolo da una cornice lignea dorata, che oggi torna a dialogare con l’opera.

Gli alberi genealogici della Famiglia Fortebracci
Le ultime sale della pinacoteca sono dedicate alla famiglia Fortebracci e alla Santa Spina. Qui sono esposti i due alberi genealogici della casata, realizzati da autori anonimi nel XVIII secolo: ambientati su uno sfondo collinare ispirato al paesaggio umbro, illustrano la discendenza a partire da Ugolino, capostipite, e mostrano la successiva divisione – da Rubeo – nei rami dei Fortebracci e dei Giobbi Fortebracci. È presente lo stemma con il montone rampante, simbolo della famiglia, e alcuni personaggi sono evidenziati con corona e scettro. Tra le figure principali emergono Braccio Fortebraccio e il figlio Carlo. La storia di Montone è infatti strettamente intrecciata a quella dei Fortebracci, che per oltre due secoli ne segnarono la vita politica e militare. Braccio Fortebraccio, tra i più grandi condottieri del Quattrocento, costruì un vasto dominio tra Umbria e Marche, conquistò Perugia nel 1416 e ottenne prestigiosi titoli nel Regno di Napoli, coltivando il progetto di una signoria indipendente con centro a Montone. Dopo la sua morte nella battaglia dell’Aquila (1424), fu Carlo a raccoglierne l’eredità militare. Al servizio della Repubblica di Venezia si distinse per valore e ricevette in dono una preziosa reliquia, la Santa Spina della Corona di Cristo, che portò solennemente a Montone, dando origine a una tradizione devozionale ancora oggi viva.

La Cappella del Priore e la Santa Spina
La Santa Spina di Montone rappresenta una delle reliquie più importanti per la storia e la devozione della comunità locale. Secondo la tradizione, nel 1473 Carlo Fortebracci, conte di Montone, ricevette una delle Sacre Spine della corona di Cristo come riconoscimento per il suo valore militare al servizio della Repubblica di Venezia. Portata a Montone, la reliquia fu inizialmente custodita nella Chiesa di San Francesco. Nel 1635 il frate Ludovico Corbucci fece realizzare un prezioso reliquiario d’argento dall’orafo Sante Lotti e istituì la celebrazione ufficiale della reliquia, fissata per il Lunedì dell’Angelo, il giorno successivo alla Pasqua. Nel corso dei secoli la Santa Spina è diventata un importante simbolo di devozione popolare, tanto che nel 1963 fu istituita una seconda ostensione pubblica, oggi celebrata nella penultima settimana di agosto con la Rievocazione Storica della Donazione della Santa Spina. Dopo l’incendio della chiesa provocato dalle truppe napoleoniche alla fine del XVIII secolo, la reliquia fu salvata e custodita dalle suore di Sant’Agnese. Tornata in seguito nel complesso di San Francesco, è oggi esposta nella Cappella del Priore, dove continua a rappresentare un segno significativo di fede e identità per la comunità di Montone.

